Glossario

AOX - Composti Organici Alogenati Assorbibili
Gruppo di sostanze chimiche che possono essere presenti nell’acqua e adsorbite sul carbone attivo. La maggior parte degli AOX sono composti contenenti cloro, ma alcuni contengono anche elementi simili, bromo o iodio. Le proprietà degli AOX variano: alcuni evaporano facilmente (come il triclorometano o il cloroformio), altri sono molecole complesse come diossine e furani. Le principali fonti di AOX sono i prodotti chimici a base di cloro utilizzati per sbiancare le fibre nell’industria tessile ma soprattutto carta e cellulosa. Piccole quantità si formano anche durante la clorazione (disinfezione) di acqua potabile, piscine e effluenti industriali. Alcuni AOX sono tossici per i pesci e gli organismi acquatici, anche a basse concentrazioni. Molti sono persistenti e hanno una tendenza ad accumularsi nell’ambiente. L’uomo può venirne in contatto attraverso il consumo di alimenti contaminati, occorre infatti considerare che gli AOX si accumulano nella catena alimentare. Il tipo e la gravità degli effetti dipendono dalla componente degli AOX a cui si viene esposti. Alcuni, come le diossine, sono noti per essere molto tossici.
APEO - Alchilfenoli Etossilati
Gruppo di tensioattivi non ionici, i più comunemente usati sono il Nonilfenolo etossilato (NPEO) e l’Ottilfenolo etossilato (OPEO). La struttura chimica di queste molecole ha portato ad un uso diffuso nei processi tessili per la loro azione disperdente, detergente e emulsionante. Gli APEO sono pericolosi per l’ambiente e per gli organismi acquatici. Recenti studi confermano che sono potenziali disgregatori endocrini, oltre ad essere altamente bio-accumulanti e persistenti. Gli APEO sono già soggetti a restrizioni in Europa dal 2005. La direttiva UE 2003/53 / EG ha vietato l’uso dei NPEO, il gruppo principale degli APEO, in concentrazioni superiori allo 0,1% nelle formulazioni chimiche. La presenza di questo gruppo di sostanze nei processi delle imprese europee e dei prodotti finali può tuttavia essere indotta da semilavorati e prodotti chimici prodotti in paesi in cui è consentito l’utilizzo di APEO. Nel 2017 l’ECHA (European Chemicals Agency, istituita dal regolamento REACH) ha dato parere favorevole al bando dal mercato europeo dei prodotti importati che contengano APEO.
Biomasse

La frazione biodegradabile dei prodotti, rifiuti e residui di origine biologica provenienti dall’agricoltura (comprendente sostanze vegetali e animali), dalla silvicoltura e dalle industrie connesse, comprese la pesca e l’acquacoltura, nonché la parte biodegradabile dei rifiuti industriali e urbani(EU- direttiva 2003/54/CE).

Biopolimeri
Polimeri ottenuti attraverso processi biologici. Possono essere di origine sintetica, come ad esempio i derivati da alcuni poliesteri, poliesteri ammidi o da alcol, oppure derivati da materiali di origine vegetale e quindi rinnovabili (ad esempio amido). La European Bioplastics Association distingue i biopolimeri in due gruppi:
1) Polimeri biodegradabili con compostabilità omologata sulla base della EN 13432. In questo caso la fonte può essere sia rinnovabile che fossile;
2) Polimeri da fonti rinnovabili biodegradabili o non biodegradabili.
Bluesign
Standard tessile industriale indipendente che si basa su principi di produttività delle risorse, sicurezza dei consumatori, emissioni, uso e qualità dell’acqua e salute e sicurezza sul lavoro.
Carbon footprint
Misura dell’impatto ambientale di un determinato stile di vita o di un’attività di un individuo o un’organizzazione calcolata in unità di anidride carbonica. E’ pari alla somma pesata dei gas ad effetto serra generati nell’ambito del ciclo di vita di un prodotto/servizio o da una organizzazione. Viene espressa in termini di CO₂eq (vedi voce del glossario), rappresenta il contributo umano all’incremento dell’effetto serra naturale. L’impronta primaria è la somma delle emissioni dirette di anidride carbonica dovuta alla combustione di combustibili fossili, come il consumo di energia domestica e di trasporto. L’impronta secondaria è la somma delle emissioni indirette associate alla produzione e alla ripartizione o consumo di tutti i prodotti, i servizi e il cibo che consumano un individuo o un’impresa.
Certificazioni ambientali
Strumenti adottati da organizzazioni ed imprese che intendono quantificare e gestire l’impronta ambientale delle proprie attività, comunicando il proprio impegno in modo trasparente mediante un riconoscimento ufficiale e documentato. Si possono distinguere in certificazioni di prodotto (ad esempio Ecolabel, le Dichiarazioni Ambientali di Prodotto-EPD) e di processo (Sistema di gestione ambientale, EMAS). Per il raggiungimento di alcune certificazioni di prodotto (III tipo) vengono utilizzati strumenti tecnici finalizzati alla valutazione degli impatti ambientali lungo il ciclo di vita di beni e servizi come il Life Cycle Assessment-LCA (vedi voce del Glossario).
Chimica Verde
La Chimica Verde si basa su criteri, priorità e obiettivi che attingono dalla conoscenza scientifica per guidare le applicazioni della chimica in senso sostenibile. I principi della chimica verde, inizialmente proposti da Anastas e Warner (Anastas, P. T.; Warner, J. C. Green Chemistry: Theory and Practice, Oxford University Press: New York, 1998, p.30.), sono una serie ampiamente accettata di criteri per valutare la l’accettabilità ambientale dei processi per la fabbricazione di prodotti chimici:
1) la miglior forma di gestione dei reflui è quella in primo luogo di non produrli;
2) i metodi di sintesi devono essere progettati per massimizzare l’incorporazione di tutti i materiali utilizzati nel processo nel prodotto finale;
3) le metodologie di sintesi devono essere progettate, ogni volta che sia possibile, in funzione dell’utilizzo e della generazione di sostanze che abbiano poca o nessuna tossicità per la salute umana e l’ambiente;
4) i prodotti chimici devono essere progettati per preservare l’efficacia della loro funzione, riducendo nel contempo la loro tossicità;
5) l’uso di sostanze ausiliarie (es. solventi, agenti di separazione, ecc) deve essere reso non necessario ogni volta che sia possibile, ed innocuo quando esse si rendono necessarie;
6) il fabbisogno energetico di un processo deve essere studiato in funzione del suo impatto ambientale ed economico e dev’essere minimizzato. I metodi di sintesi devono essere condotti a temperatura e pressione ambientali;
7) si devono preferire materie prime e materiali di base rinnovabili rispetto a quelli esauribili ogni volta che sia tecnicamente ed economicamente praticabile
8) l’impiego dei reagenti derivatizzanti ( molto utilizzati nella sintesi organica, come ad es. gruppi bloccanti, di protezione o de-protezione, modificatori temporanei) deve essere evitata ogni volta che sia possibile;
9) si devono privilegiare, ogni volta che sia possibile, i reagenti con azione catalitica invece di quelli richiesti in quantità stechiometrica (dosaggi sicuramente maggiori e “a perdere”);
10) i prodotti chimici devono essere progettati per degradarsi in prodotti innocui al termine dello svolgimento della funzione per la quale sono utilizzati e non persistere nell’ambiente nella forma originaria (o trasformandosi in altri prodotti pericolosi);
11) devono essere sviluppate metodiche di analisi che consentano il monitoraggio in tempo reale dei processi, con la possibilità del controllo degli stessi “prima” che eventuali sostanze pericolose si siano formate, con correzione in feed-back delle condizioni operative del processo medesimo;
12) Le sostanze utilizzate nei processi chimici (nonché lo stato e le condizioni d’impiego) devono essere scelte minimizzando il potenziale rischio di incidenti chimici, inclusi rilasci, esplosioni ed infiammabilità.
CO₂ equivalente

Unità di misura con cui viene misurata la Carbon Footprint (vedi voce del glossario) di un prodotto, di un processo o di una organizzazione. Rappresenta la quantità complessiva di anidride carbonica (CO₂) e di altri gas ad effetto serra (CH4, N2O, , ecc) associati ad un prodotto (ad un bene o ad un servizio) lungo il suo intero ciclo di vita, misura quindi il contributo effettivo e complessivo di quella attività umana all’effetto serra globale. L’utilizzo della unità di misura CO₂ equivalente consente di confrontare facilmente i diversi gruppi di gas serra in termini di impatto globale sul riscaldamento globale.

Compensazione della CO₂
Azione che grazie a misure compensative da parte di un individuo o di un’impresa bilancia le emissioni di CO₂. Generalmente, le compensazioni avvengono come progetti che aumentano l’assorbimento di CO₂ come la piantagione di alberi.
Cradle-to-Cradle
Abbreviato in C2C, è un approccio alla progettazione dei prodotti e dei sistemi che imita i processi biologici, in cui ogni materiale è considerato una sostanza nutritiva che circola in un metabolismo sano e sicuro. Nei prodotti progettati secondo i principi Cradle-to-Cradle, tutti gli input e gli output materiali sono parte di un ciclo che ha due componenti: una tecnica e una biologica. I materiali che fanno parte del ciclo tecnico possono essere riciclati o riutilizzati senza perdita di qualità quelli che fanno parte del ciclo biologico possono essere compostati o consumati. Il marchio Cradle to Cradle® è un’etichetta di certificazione registrata dalla società di consulenza McDonough Braungart Design Chemistry (MBDC).
DETOX - Campagna di Greenpeace
Nel luglio 2011 Greenpeace ha avviato la Campagna Detox my Fashion con l’obiettivo di liberare la moda dalle sostanze chimiche pericolose utilizzate nei processi produttivi. Greenpeace chiede alle imprese della moda di impegnarsi per alcuni obiettivi pratici e precisi secondo un calendario definito. La parte dell’impegno Detox che ha finora ha generato i maggiori cambiamenti nel settore riguarda la completa eliminazione di 11 gruppi di sostanze chimiche pericolose per la salute che vengono rilasciate nei processi di produzione e che si accumulano lungo la catena alimentare e nell’ organismo umano. Gli undici gruppi di sostanze sono: Alchilfenoli (APEO) (vedi voce del Glossario); Ftalati; Ritardanti di fiamma bromurati e clorurati; Coloranti azoici (Ammine); Composti organici stannici, Perfluorocarburi (PFC) (vedi voce del Glossario); Clorobenzeni; Solventi clorurati; Clorofenoli; Paraffine clorurate a catena corta (SSCP); Metalli pesanti (vedi voce del Glossario). Il Greenpeace Detox Commitment è un impegno morale, unilaterale e pubblico assunto dall’impresa che lo sottoscrive. A fine 2017 28 marchi di moda e 53 produttori avevano sottoscritto l’impegno. Oltre a obiettivi e scadenze l’impegno Detox definisce alcuni principi generali per i quali l’impresa:
– condivide l’urgenza dell’eliminazione del rilascio nell’ambiente delle sostanze chimiche pericolose utilizzate nel ciclo produttivo;
– adotta il principio di precauzione, secondo il quale si devono intraprendere azioni preventive anche quando non vi sono prove scientifiche conclusive riguardo alla pericolosità di una sostanza chimica. Le azioni preventive includono l’analisi di tutte le possibili alternative tecniche e/o lo sviluppo di soluzioni alternative quando queste non esistano già. Nei casi in cui non siano disponibili soluzioni tecniche per la sostituzione delle sostanze pericolose che consentano pari livelli di qualità ed economicamente accettabili, l’azione richiesta è la promozione di, iniziative che possano in futuro portare alla realizzazione delle soluzioni tecniche;
– s’impegna alla eliminazione delle sostanze pericolose dall’intero ciclo di vita dei prodotti che produce o vende, inclusi tutti i processi associati alla loro produzione nella propria supply chain;
– condivide il principio che per eliminare le sostanze pericolose è necessaria la trasparenza riguardo al loro uso in tutta la supply chain;
– riconosce che per rispettare gli impegni di eliminazione delle sostanze pericolose è necessario adottare un forte sistema di controllo e vigilanza;
– s’impegna a pubblicare sul proprio website tutta la documentazione relativa all’impegno e le informazioni che ne provano il rispetto.
Ecodesign
L’integrazione degli aspetti ambientali nella progettazione di prodotto al fine di migliorare le performance ambientali del prodotto in tutto il suo ciclo di vita.
Economia Circolare
La Ellen MacArthur Foundation definisce l’Economia Circolare come un modello di economia “pensata per potersi rigenerare da sola” in cui la crescita è sganciata dal consumo delle risorse del pianeta (il capitale naturale). In un’economia circolare i flussi di materiali si possono classificare in due tipi: i materiali biologici (rinnovabili), in grado di essere ciclicamente reintegrati nella biosfera e quelli tecnici (non rinnovabili) destinati ad essere ciclicamente rivalorizzati (riciclati) con una perdita minima di qualità e valore, senza essere reintegrati nella biosfera. Questo modello si contrappone a quello tradizionale dell’Economia Lineare basato sul consumo di risorse, eredità di una fase storica in cui le risorse (il capitale naturale) erano considerate abbondanti e inesauribili, che si può sintetizzare nello slogan “prendere-produrre-buttare”. Da un punto di vista economico, passare da un modello lineare a un modello circolare implica spostare l’attenzione dalla produttività del capitale umano e finanziario alla produttività delle risorse naturali (del capitale naturale).
Environmental footprint
Tradotta letteralmente come impronta ambientale, indica il carico ambientale imputabile a un prodotto o ad un’organizzazione.
Fine vita del prodotto
Stato di un prodotto che ha raggiunto la fine del suo primo utilizzo fino al suo smaltimento, riutilizzo o riciclo.
Formaldeide
Composto organico volatile presente in natura in piccole quantità. Grandi quantità possono causare bruciore agli occhi, naso e gola, tosse, affanno, nausea e irritazione cutanea. L’esposizione a lungo termine può portare a un aumento del rischio di cancro. L’ECHA (l’Agenzia Chimica Europea) ne evidenzia la pericolosità. Secondo la classificazione e l’etichettatura armonizzata (ATP06) approvata dall’Unione Europea, questa sostanza è tossica se ingerita e se inalata, provoca gravi ustioni cutanee e danni agli occhi, può causare tumore ed è sospettata di causare alterazioni genetiche.
GB-18401
Norma tecnica emessa dalla Standardization Administration della Repubblica Popolare Cinese. Regola la presenza di sostanze pericolose nei prodotti tessili e di abbigliamento messi in vendita sul mercato cinese e ne definisce alcune specifiche tecniche con lo scopo di migliorare la qualità dei prodotti tessili e tutelare la sicurezza e la salute dei consumatori. L’ultima versione è quella del 2010. La norma classifica i prodotti tessili in tre categorie di prodotti: per bambini (0-36 mesi), a diretto contatto con la pelle, a contatto non diretto con la pelle, ed assegna dei requisiti tecnici da rispettare per ogni tipologia. Le specifiche tecniche riguardano: limiti di presenza di formaldeide; solidità del colore relativamente a resistenza al sudore, alla saliva e all’abrasione; odore; presenza di ammine aromatiche cancerogene.
GOTS - Global Organic Textile Standard
Standard globale di produzione tessile per le fibre biologiche, include criteri ecologici e sociali ed è sostenuto da una certificazione indipendente per l’intera catena di fornitura tessile. Lo scopo è quello di certificare con uno standard mondiale riconosciuto lo status di biologico per i prodotti tessili relativamente alla coltivazione e raccolta delle materie prime, alla produzione fino all’etichettatura al fine di fornire una garanzia credibile al consumatore finale.
GWP - Global Warming Potential
Letteralmente ‘Potenziale di riscaldamento globale’. Indica la “capacità climalterante” di un gas ad effetto serra. All’anidride carbonica (CO₂) viene convenzionalmente assegnato un GWP di 1 mentre i gas con un GWP più elevato hanno un effetto maggiore sul cambiamento climatico. Ad esempio, il metano ha un GWP di 25, il che significa che 1 Kg di metano emesso in atmosfera ha una “capacità serra” equivalente a 25 Kg di CO2.
Higg Index
E’ un sistema di misurazione della sostenibilità di un prodotto. Lanciato nel 2012, è stato sviluppato dalla Sustainable Apparel Coalition, dall’Environmental Protection Agency del governo degli Stati Uniti e da altri enti no-profit. Comprende un pacchetto di strumenti di autovalutazione che consentono a brand, rivenditori e produttori di abbigliamento e calzature di misurare gli impatti ambientali, sociali e lavorativi e di individuare le aree di miglioramento. L’Higg Index offre una visione olistica della performance di sostenibilità di un prodotto o azienda.
LCA - Life Cycle Assessment
Metodologia tecnica per la valutazione dell’impronta ambientale di un prodotto o servizio lungo il suo ciclo di vita. Secondo quanto indicato dalle norme Iso 14040/14044 sono previste 4 fasi operative:
1) Definizione degli obiettivi e del campo di applicazione (finalità, unità funzionale, confini del sistema, cioè attività/processi presi in considerazione),
2) Inventario: quantificazione degli input e relative emissioni per ciascuna fase del ciclo di vita,
3) Valutazione degli impatti: permette di determinare gli effetti potenziali del sistema sull’ambiente in base a specifiche categorie di impatto,
4) Interpretazione dei risultati: permette di individuare i risultati ottenuti da un’azione di mitigazione dell’impatto ambientale e le aree di miglioramento.
M-RSL - Manufacturing Restricted Substances List
Elenco di sostanze chimiche pericolose il cui uso è soggetto a restrizioni nelle fasi di produzione. Si distingue da una RSL che invece limita la presenza delle sole sostanze presenti sul prodotto finito.
Metalli pesanti
I metalli pesanti sono elementi naturali. Le loro molteplici applicazioni hanno portato alla loro ampia diffusione nell’ambiente, suscitando preoccupazioni per i loro potenziali effetti dannosi per la salute e l’ecosistema. A causa del loro elevato grado di tossicità, arsenico, cadmio, cromo, piombo, mercurio sono tra i metalli il cui controllo, limitazione, o eliminazione dai processi industriali sono prioritari per la salute pubblica. Sono considerate sostanze “tossiche sistemiche”, note per indurre danni multipli agli organi anche con livelli più bassi di esposizione e sono classificate come cancerogene. La loro presenza nei prodotti tessili e nei loro cicli produttivi è sottoposta a controlli dalle norme di legge e dai marchi di qualità ecologici.
Oeko-Tex 100
Standard globale rilasciato nel 1992 dall’ Associazione Internazionale per la Ricerca e il Controllo nel Campo dell’Ecologia Tessile (Oeko-Tex). È un sistema di controllo e certificazione indipendente per le materie prime, i semilavorati e i prodotti finiti a tutti i livelli di lavorazione così come per i materiali accessori utilizzati. I tessuti e i prodotti sono sottoposti a controlli per verificare che la eventuale presenza di sostanze nocive resti al disotto dei valori limite fissati.
Oeko-Tex Eco Passport
Sistema di certificazione introdotto dall’ Associazione Internazionale per la Ricerca e il Controllo nel Campo dell’Ecologia Tessile (Oeko-Tex) che consente ai fornitori di prodotti chimici per il tessile di dimostrare la sostenibilità dei loro prodotti. Il programma ECO PASSPORT offre due fasi di valutazione distinte ma complementari.
1) Definizione della lista delle sostanze limitate (RSL) e verifica della lista delle sostanze limitate in produzione (MRSL) (vedi voce del Glossario);
2) Realizzazione di analisi eseguite nel laboratorio di un istituto membro di OEKO-TEX®
I prodotti che superano i requisiti di tutte e due le fasi ottengono l’ECO PASSPORT di OEKO-TEX® e verranno inseriti nella guida di acquisto di OEKO-TEX®, la piattaforma di approvvigionamento centrale OEKO-TEX® di articoli e materiali pre-certificati.
PFAS - Sostanze PerFluoro Alchiliche

Classe di prodotti chimici introdotti a partire dagli anni ‘50 per rendere filati o tessuti impermeabili e resistenti ai grassi e allo sporco. Sono molto persistenti nell’ambiente e, se ingeriti o inalati, all’interno del corpo umano. Non si degradano quando esposti ad aria, acqua o luce solare. Nel 2006 l’Unione Europea ha introdotto restrizioni all’uso del PFOS, una delle molecole più diffuse tra i PFAS, da applicarsi a cura degli Stati membri.

PFCs - PerFluoroCarburi
Sottoinsieme dei PFAS (vedi voce del Glossario), sono sostanze artificiali ampiamente utilizzate dall’industria per le proprietà antiaderenti e idro e oleo-repellenti. Diversi studi dimostrano che molti PFC sono difficili da smaltire perché persistono nell’ambiente e possono accumularsi nei tessuti e aumentare di livello attraverso la contaminazione della catena alimentare. Una volta assimilati dall’organismo, alcuni PFC hanno effetti sul fegato e, in qualità di interferenti endocrini, possono alterare i livelli di crescita e riproduzione ormonale.
REACH - Registration, Evaluation, Authorisation of Chemicals
Il regolamento REACH (Regolamento CE n. 1907/2006), costituito da 141 articoli e 17 allegati tecnici, è un sistema integrato di registrazione, valutazione e autorizzazione delle sostanze chimiche che ha lo scopo di assicurare un maggiore livello di protezione della salute umana e dell’ambiente, di migliorare la conoscenza dei pericoli e dei rischi derivanti da prodotti chimici, di mantenere e rafforzare la competitività e le capacità innovative dell’industria chimica europea. Il regolamento REACH registra e fornisce informazioni sulle proprietà pericolose dei prodotti manipolati, i rischi connessi all’esposizione alle sostanze, le misure di sicurezza da applicare. Le sostanze definite “estremamente preoccupanti” sono inserite in un apposito elenco (Allegato XIV al Regolamento) e possono essere immesse sul mercato, per usi specifici e controllati su richiesta delle imprese solo se autorizzate dalla Commissione Europea.
Il Regolamento ha istituito l’Agenzia Europea per le Sostanze Chimiche (ECHA), la cui sede è ad Helsinki (Finlandia). L’ECHA svolge un ruolo di coordinamento tecnico-scientifico delle attività previste dal Regolamento e organizza una banca dati per raccogliere e gestire i dati della registrazione delle sostanze chimiche, anche allo scopo di garantire l’accesso del pubblico alle informazioni.
SA8000
Standard di certificazione sociale per le attività produttive e le organizzazioni. È stato istituito dalla Social Accountability International nel 1997 come iniziativa multi-stakeholder. Nel corso degli anni, lo Standard si è evoluto in un quadro generale che aiuta le organizzazioni certificate a dimostrare la loro dedizione al trattamento equo dei lavoratori in tutte le industrie e in qualsiasi paese. Lo standard riflette le disposizioni in materia di lavoro contenute nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) agenzia delle Nazioni Unite.
VOCs - Volatile Organic Compounds

Sostanze organiche volatili di differente tipologia e origine, ad esempio idrocarburi, solventi per vernici, oli essenziali e altre, che possono contaminare l’ambiente diffondendosi nell’atmosfera e avere effetti sulla salute. (EC Directive 1999/13/EC -Solvent Emissions Directive)

Water footprint
Tradotto letteralmente ‘Impronta Idrica’. Misura l’utilizzo diretto ed indiretto di acqua nell’ambito della produzione di un prodotto o erogazione di un servizio, lungo tutto il suo ciclo di vita. L’impronta viene misurata in termini di volumi d’acqua consumati (evaporati o incorporati in un prodotto) e/o inquinati per unità di tempo.
ZDHC - Zero Discharge of Hazardous Chemicals
Associazione che include 22 marchi della moda firmatari, 24 affiliati e dieci enti associati. Avviato nel 2011, il programma ZDHC mira a eliminare o sostituire le sostanze chimiche pericolose prioritarie nei prodotti e nei processi di fabbricazione, applicare un processo di selezione per promuovere e sostenere una chimica più sicura, l’uso di strumenti comuni, la diffusione di buone pratiche e iniziative di formazione che migliorino la gestione della chimica nella filiera della moda.
Zero waste
Insieme di criteri di progettazione e gestione dei prodotti che ha lo scopo di eliminare sistematicamente o ridurre il volume dei rifiuti e dei materiali utilizzati, conservare e recuperare tutte le risorse.

Lutilizzo delle voci del glossario è consentito a condizione che si citi la fonte con la seguente dicitura: Fonte: Progetto F-Susy – www.f-susy.it